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Ebbene sì, anch’io – classe 1964 – da ragazzino ero innamorato di Enrico Berlinguer. Figicciotto (nei primi anni ’80 aderisco alla Federazione giovanile comunista) ed ex chierichetto (negli anni ’70 la parrocchia era la mia seconda casa), correvo alla televisione per ascoltarlo, pendevo dalle sue labbra. Difficile resistere al suo carisma: sprigionava passione e idealismo da tutti i pori. Personalità d’eccezione, l’ultimo grande leader del PCI era predestinato – in un paese cattolico qual è l’Italia – al ruolo di idolo delle masse. Pian piano mi passa la sbornia, dopo molti contorcimenti divento laico, e nel 1987 aderisco al partito socialista. Berlinguer comincia ad apparirmi in un’altra luce: quella del predicatore religioso un po’ stralunato. È traumatico abbandonare una chiesa o una setta. Dentro di me risuonavano le condanne della tradizione cristiana: traditore, apostata, eretico. Mi ci è voluto del tempo per gettare alle ortiche tutto ciò che di chiesastico mi portavo appresso: il bisogno d’un papa e di dogmi, la paura delle scomuniche, la venerazione per i testi sacri ecc.SEALINE LINE COUNTER TROLLING REEL DUAL PADDLE HANDLE 300 YARDSCompressport Quad Gambaletti per Quadricipidi, aranciaCANNA TRAINA COL VIVO ATC PELAGICUS TROLLING 16 20 30 LBS COMPONENTI PACBAY

L’approdo al socialismo italiano, per me, era una maturazione politica, non richiedeva abiure e condanne. Non ho mai rinnegato il mio passato. Ho imparato a far politica nella FGCI; quell’ambiente è stato la mia università “popolare”: incontri, discussioni, letture, studio accanito. Ho sempre guardato ai comunisti come a compagni con cui si doveva dialogare; ho sempre creduto nell’unità della sinistra. In politica è da folli pareggiare i conti. Nelle guerre civili, poi, non ci sono vincitori. La storia della sinistra italiana è funestata da scissioni e guerre tribali che l’hanno debilitata con emorragie continue: PSI (1892), PCI (1921), PSDI (1947), PSIUP (1964), PDS (1991), Rifondazione comunista (1991). Negli anni seguenti nasceranno i DS, le varie sigle della diaspora socialista (SI, SDI, i laburisti), per arrivare ai vari partitini dei giorni nostri… (Sinistra e Libertà, Sinistra Italiana, Liberi e Uguali e…chi più ne ha più ne metta!) Lo scissionismo è la malattia endemica della sinistra italiana. Guardate un po’ come ci ha ridotti.

Vengo al punto. A sinistra ci sono due scuole di pensiero contrapposte. La prima (maggioritaria) osanna Berlinguer, la seconda (minoritaria) lo critica severamente. Ne discendono due posizioni inconciliabili: la sinistra del 21esimo secolo è in crisi perché ne ha tradito il lascito immortale; la sinistra è alle corde anche perché non ha saputo emanciparsi dal pensiero di quella figura ingombrante. Io appartengo alla seconda scuola: dobbiamo osservare Berlinguer con occhi disincantati, altrimenti non verremo a capo di nulla. I duri e puri che impallinano e boicottano la sinistra di governo – quale essa sia, qualunque cosa faccia – è a lui che si ispirano, più o meno consapevolmente. Sono consapevole che verrò sommerso dagli sberleffi o dagli insulti: guai a criticare un politico somigliante a Padre Pio. Predomina l’agiografia: Berlinguer è l’emblema vivente della politica onesta e idealista. Anche Matteo Renzi, leader pragmatico e antiberlingueriano di fatto (lo dico in senso positivo), è costretto a professarsi berlingueriano. Ecco la regola non scritta: vuoi porti alla guida della sinistra? Allora devi esordire con una giaculatoria in memoria di San Enrico Berlinguer, e concludere con la condanna del luciferino Craxi.Lamson Arx 3 Reel fast shipingManduka Go Light 3.0 yoga Mat bag, Variegated Stripe A6S4 Pk CatchCover Square Trim Fish House Fishouse Hole Catch Cover Ice Fishing.

Intendiamoci, Berlinguer era animato da impulsi e motivazioni nobili: il disinteresse personale fino al sacrificio di sé, la passione politica totalizzante e l’amore per la cultura – la militanza, per i comunisti, non è solo un mezzo per la conquista del potere, è anche impegno intellettuale, ricerca, arricchimento spirituale (ma Bettino Craxi e altri leader della Prima Repubblica erano forse diversi?) Qualità, queste, di cui sentiamo fortemente la mancanza: oggigiorno furoreggia una classe politica di nanerottoli, il cui unico pensiero è occupare poltrone. Detto ciò, se sommiamo algebricamente pregi e difetti di Berlinguer alla fine prevale il segno meno. Prima di argomentare, faccio due premesse:

1) Ho sempre rispettato Berlinguer, nonostante tutto. Purtroppo né Saragat né Craxi hanno ricevuto lo stesso trattamento di favore da parte dei compagni comunisti.

I quali avevano l’insulto facile – social-democratico uguale traditore della classe operaia/revisionista/borghese; riformista uguale opportunista/corrotto/venduto ai poteri forti. Craxi è la personificazione del male, l’eminenza grigia del CAF (acronimo spregiativo che sta per Craxi, Andreotti, Forlani), nonché l’apripista del corruttore per eccellenza, Silvio Berlusconi. Il male si era già incarnato in Saragat. Dopo di Craxi si manifesta in Matteo Renzi, il berlusconiano sotto mentite spoglie. La sinistra pura e dura non ha mai tollerato invasioni di campo e revisionismi. O con noi, o contro di noi. Questa mentalità manichea e intollerante è tenace come la gramigna, benché i comunisti siano scomparsi.

2) Berlinguer è uno dei personaggi politici più famosi e ammirati, e al tempo stesso è il più incompreso/sconosciuto di tutti. I suoi ammiratori gli hanno alzato attorno una cortina fumogena. L’aura del santo non aiuta a capire le fragilità dell’uomo. Ci vorrebbe uno studio sul processo di canonizzazione che ha reso Berlinguer un intoccabile. Giorgio Bocca, Eugenio Scalfari e altri intellettuali di spessore hanno raffigurato un comunista eroico e fantastico, ovvero un finto comunista: un socialdemocratico in pectore, un nemico dell’URSS, un anticipatore del PD ecc. Una manipolazione che prorompe da quel fiume carsico che si chiama cattolicesimo. Sulla cultura italiana – anche su quella popolare – gravano i sedimenti della Controriforma cattolica: assenza di spirito critico, conformismo ideologico, dissimulazione e trasformismo, purezza ideologica ostentata che va a braccetto con la spregiudicatezza praticata, esaltazione della continuità provvidenziale del partito-chiesa e dell’unanimismo anche quando le fratture saltano agli occhi. I comunisti si ispirano alla storiografia cattolica più ideologica: Bonifacio VIII, il papa simoniaco e corrotto, e Giovanni XXIII, il papa buono e “laico” del Concilio, rientrano a pari merito nella medesima storia, le soluzioni di continuità nel cattolicesimo sono più immaginarie che reali. Nulla salus extra ecclesiam, anche perché la Chiesa è un monolite sempre uguale a se stesso. Ciò vale anche per il PCI, da Gramsci a Togliatti e Berlinguer: tutti d’accordo per la stessa causa. In sintesi: l’esplorazione del mito Berlinguer illumina alcuni meccanismi e logiche che hanno ritardato l’evoluzione della politica italiana, ci consente di capire i costumi e le nevrosi dei nostri connazionali.

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a) La tesi del marrano, comunista fuori ma socialdemocratico dentro, è totalmente falsa. Berlinguer è, e rimarrà fino alla sua morte, un marx-leninista arci convinto. Certo, spicca una incongruenza: nei fatti il PCI si comporta da partito socialdemocratico; in teoria rimane comunista e rivoluzionario secondo la lezione gramsciana. Ma questo è l’esatto opposto di ciò che dicono gli ammiratori di Berlinguer: il PCI è opportunisticamente “riformista”, perché la situazione non consente salti dialettici al paradiso terrestre. Berlinguer, insomma, perpetua la scissione fra teoria e prassi, che è la cosa più deleteria che un partito d’ispirazione marxista possa fare. Se c’è stata confusione ideologica in Italia lo dobbiamo anche a lui (“noi comunisti siamo per la democrazia borghese, per Dio, ma tenete sul comodino Stato e rivoluzione di Lenin compagni!”). Se non abbiamo avuto un partito socialista di massa, la colpa è anche sua. In tutta Europa “socialista” non è mai stato una parolaccia, tant’è che nel Parlamento europeo campeggia, orgoglioso, il gruppo dei socialisti e dei democratici. Se in Italia quel termine stupendo del lessico politico dà l’orticaria, non è a causa della corruzione del PSI (che peraltro non era l’unico partito a vivere di finanziamenti illegali). I socialisti hanno subìto decenni di propaganda ideologica, vere e proprie campagne d’odio, solo perché si erano allontanati dal retta via, il marx-leninismo. Quale politico sano di mente vuole l’eredità di un partito di appestati? Si legga “Il Vangelo socialista”, noto anche come “saggio su Proudhon”, testo chiave del liberalsocialismo scritto da Craxi e Pellicani nel 1978 (riedito, con un interessante carteggio, da Aragno), e si studino le reazioni isteriche dell’intellighenzia marxista.

b) Berlinguer è senz’altro un patriota della Costituzione repubblicana. Ed è un democratico sincero. La sua cultura marxista però è una zavorra: non crede (come Craxi) nell’alternanza fra partiti diversi, bensì nell’alternativa di sistema. Le elezioni servono per transitare a una società compatta, indifferenziata, di eguali. Il compromesso storico – l’alleanza fra DC e PCI, ovvero fra masse cattoliche e comuniste – è una necessità storica: la rivoluzione gramsciana non si fa col 51% dei voti, l’instaurazione della Gerusalemme Celeste richiede un consenso quasi totale. Craxi continuerà a insistere: è tempo di fare dell’Italia un Paese davvero europeo, nel quale conservatori e progressisti possano contendersi il governo (bipolarismo sano); i socialdemocratici tedeschi hanno già metabolizzato da un bel pezzo la loro svolta storica, la Bad Godesberg, e hanno vinto più di una volta le elezioni. Berlinguer osteggia e combatte questa eresia con tutte le sue forze. Così il PCI si autorelega all’opposizione e spinge il PSI nelle braccia della DC. O tutto (il comunismo), o nulla.

c) Il compromesso storico è un programma rivoluzionario che unisce due elementi tossici per la liberal-democrazia: l’odio nei confronti del nemico di classe e il desiderio di un’alternativa di sistema che estirpi il male dal mondo – la finalità del governo è convertire gli avversari, ovvero cancellarli, distruggerli. Il comunista democratico non li elimina fisicamente, ci mancherebbe altro, prosciuga però i loro pozzi mediante una riforma radicale della società, preceduta dall’indottrinamento di massa (l’egemonia gramsciana). La strada verso il comunismo è a senso unico, non è previsto alcun ripensamento. Questa visione dogmatica, fideistica, cozza con il riformismo socialista, che è una cultura politica improntata alla ragionevolezza, autentico spirito di compromesso, accettazione dei limiti dell’uomo, elogio della tolleranza (il dubbio e l’errore sono mezzi per giungere alla verità). Il riformismo craxiano, in breve, si nutre dello spirito illuministico.Garmin Edge 130 Base Ciclocomputer GPS BundleABU GARCIA REVO SX 20 SPINNING REEL 6.2 1 GR REVO2SX20 1365348DAIWA 14 CALDIA 2004 Left Spinning Reel Japan Condition Very good F43

d) Di fronte alla crisi del comunismo, Berlinguer sceglie l’arroccamento ideologico: lo fa con notevole destrezza. Lo strappo da Mosca è enfatizzato oltre ogni ragionevole misura: Berlinguer continua a credere ossessivamente nel comunismo. Non in quello lì, s’intende. Il suo “eurocomunismo” è democratico e libertario. Ma su un punto non si transige: è assolutamente necessario abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione, proprio come in URSS. Non ci sono prove che il PCI sotto la direzione di Berlinguer abbia cessato di percepire ingenti finanziamenti illegali dall’URSS, culla del socialismo reale. Al contrario, è cosa nota che il flusso di denaro sporco è continuato ad affluire nelle casse del PCI fino all’ultimo suo giorno di vita (questo il filosovietico Cossutta lo mette per iscritto). Così si spiega perché Berlinguer non sostenne mai apertamente il dissenso nei Paesi dell’Est nella stessa misura in cui lo fece Craxi.

e) Berlinguer dà nuovo impulso alla peggior tradizione comunista: la demonizzazione dell’avversario politico. Rinverdisce la tradizione del suo mentore Togliatti, secondo cui Turati era un social-fascista, un corrotto dal parlamentarismo borghese. Con la differenza che Berlinguer lo fa trent’anni più tardi, e quindi intossica la società italiana con dogmi, schemi, parole d’ordine fuori tempo. Ecco che Craxi, leader socialista e democratico genuino, diviene un nemico della democrazia.

f) In mancanza di un progetto politico, e di fronte allo sbriciolarsi del comunismo sovietico, Berlinguer escogita la “questione morale”. Ovvero fuoco, fulmini e fiamme sui nostri nemici. Moralismo a iosa, politica concreta: zero – noi siamo onesti, gli altri sono ladri e corrotti. Noi comunisti siamo antropologicamente diversi. Gratta gratta, emergono le tare del comunismo, che è una fede religiosa travestita da scienza. Il giustizialismo risponde al desiderio di purezza e di assoluto, è una lotta rivoluzionaria di stampo leninista. Una lotta epica, dai tratti messianici, condotta a suon di invettive, che deve fare tabula rasa. I socialdemocratici, i socialisti e i democristiani ostili al PCI sono in combutta con i borghesi corrotti, i padroni, gli sfruttatori. Appare in filigrana l’uso politico della giustizia che dominerà trent’anni politica italiana, impantanandola in un moralismo velleitario. I cinque stelle sono i figli legittimi e coerenti della predicazione berlingueriana.

g) Durante il regno Berlinguer, il PCI resiste alla laicizzazione della società italiana: l’ossessione del compromesso storico con i cattolici fa sì che ogni legge invisa alla Chiesa vada smussata o depotenziata. È il PSI (più ancora dei radicali) a trascinare la sinistra intera nella lotta referendaria su divorzio e aborto. Il Togliatti che, nel dopoguerra, s’impunta affinché i Patti Lateranensi siano recepiti nella Costituzione è molto più comprensibile: una guerra fredda di stampo religioso dividerebbe la classe operaia. La politica del “pugno chiuso benedetto dall’acqua santa” trent’anni più tardi, in una società profondamente trasformata dal boom economico e dalla secolarizzazione, ha senso solo se si riconosce un dato di fatto: Berlinguer brancola nel buio, privo di una strategia. È così che l’alleanza con il mondo cattolico diviene un dogma. Laicità vuol dire dubbio metodico; Berlinguer vive di certezze granitiche. Una sinistra moderna e vincente concilia diritti civili, di libertà, e diritti economico-sociali, le pari opportunità. Il PD, nato da un compromesso storico bonsai, riformista perché la storia ce l’ha costretto, si è dedicato in ritardo ai primi (la legge sulle unioni civili l’ha fatta passare Matteo Renzi, non D’Alema) e ha finito per trascurare anche questi ultimi (e infatti il PD acchiappa i voti soprattutto nelle aree benestanti del Paese).Manchester united GIGGS 11 Taglia Media 19982000 Vintage Home Kit calcio shirtAdidas x Tango 18.3 Tf Nero GialloADIDAS ACE 17 purecontrol FG Scarpe Calcio BiancoNero Dust Storm [s77171]

h) Il PCI berlingueriano ha lavorato in profondità per azzoppare il liberal-socialismo, e c’è riuscito. La conquista del potere, per la sinistra, è tuttora una questione ideologica (di qui l’enfasi sull’antifascismo, sulla lotta di civiltà contro il nemico di turno ecc.). Anche questa è un’eredità del marxismo: i programmi concreti passano in secondo piano, chi vuole migliorie al sistema è un riformista borghese. Una sinistra moderna e vincente concilia diritti e doveri, o, come diceva Claudio Martelli, mette assieme meriti e bisogni. Il PCI berlingueriano ha sempre disprezzato la meritocrazia, concetto borghese. I cinque stelle che promettono mari e monti, pur con un’economia che ansima, provengono da quella storia lì. Chi negli ultimi vent’anni ha ceduto ai poteri forti, alle banche d’affari, alla politica estera statunitense? Chi ha voluto le liberalizzazioni selvagge? Chi ha coltivato la retorica dei diritti a prescindere? I cattocomunisti riciclatisi nel PD, non già i socialisti craxiani che hanno sempre difeso l’Italia, il primato della politica, il concetto di comunità solidale fondata su diritti e doveri. Ecco perché il PD è perennemente sull’orlo di una crisi: occupa lo spazio del PSI e del PSDI, e quindi sarebbe debitore a figure pragmatiche come Amendola, Lama e Craxi, ma è pur sempre figlio della visione politicistica e ideologica di Berlinguer. In una parola: è un partito pragmatico nella gestione del potere, ma cattocomunista nell’animo. È per questo che il PD non ha saputo affrontare l’emergenza emigrazione, e ha invece sventolato con energia la bandiera della lotta al razzismo e al fascismo che risorge di continuo dalle sue ceneri.

i) Berlinguer non rifiuta la modernità in senso lato – questo è un trito e ritrito luogo comune che, peraltro, non vuol dir nulla (Craxi, l’alter ego, non propugnava codesta eterea modernità, bensì il ritorno alla tradizione socialista italiana). Più semplicemente, rigetta con sprezzo la cultura “borghese” liberaldemocratica. Elogia la cultura sì, ma secondo un concetto gesuitico: noi comunisti siamo gli unici depositari della verità, il dissenso è pericoloso per l’unità del partito e della classe operaia. I danni di questa impostazione religiosa li tocchiamo con mano. Anziché educare la propria base al libero pensiero, allo spirito critico, il PCI la indottrinava – altra cosa erano i funzionari di partito: colti e intelligenti. Venuta meno la mamma chioccia, i pulcini hanno trovato rifugio nella Lega sovranista.

j) Quando Craxi svecchia la struttura organizzativa del PSI introducendo l’elezione diretta del segretario, prefigura un modello di partito democratico fin nel midollo – il partito microcosmo della società libera e aperta. Il passo successivo sarebbero state le primarie, obbligatorie per legge. Berlinguer, per reazione, blinda il centralismo democratico-burocratico di matrice leninista. Il messaggio è chiaro: in parlamento non passerà mai una legge che disciplini in senso democratico la vita interna dei partiti politici. Sì, su questo punto il PD (unico partito che si avvale di primarie) ha mutuato più dal PSI craxiano che dal PCI. Tuttavia, si è mosso tardi e in maniera poco convincente, per via del suo retaggio cattocomunista. Se oggi si sono affermati i cinque stelle – e prima ancora il partito azienda di Berlusconi –, partiti di proprietà dei loro fondatori, la responsabilità è del PCI berlingueriano.

In sintesi: Berlinguer si chiuse a riccio, impedendo l’evoluzione del PCI in senso socialdemocratico e liberale. Ha impedito l’unità della sinistra su basi programmatiche vincenti. È a lui che bisognerebbe chieder conto delle nostre disfatte epocali, a partire dallo sfracello della gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto. Sono altri i dirigenti comunisti che meritano la nostra ammirazione: Giorgio Amendola, Luciano Lama, Emanuele Macaluso, Giorgio Napolitano. Ovvero i “miglioristi”, l’ala riformista e pragmatica del PCI in odore di eresia perché troppo vicina alla mentalità socialista. Se il PCI l’avessero preso in mano loro, la sinistra avrebbe potuto rigenerarsi e trasformare l’Italia a partire dagli anni ’80. Siamo in ritardo di oltre trent’anni a causa del conservatorismo dogmatico di Berlinguer. Morale della favola: l’Italia conta come il due di coppe quando a briscola comanda bastoni; l’economia non ha più la tigre nel motore, e i ceti popolari, i lavoratori ora votano Lega (che offre protezione) e cinque stelle (che li rassicura sul versante della questione morale).100er pacchetto Oliver Rubberoextra forte resistenza BLU TRAININGADIDAS Prossoator 19.3 scarpette da calcio uomo at Astro Turf Arte Prato 3111

All’indomani del colpo di Stato del generale Jaruzelski in Polonia, Berlinguer, ospite della rubrica televisiva Tribuna Politica dice una serie di cose che confermano le mie osservazioni e contraddicono le sciocchezze che Scalfari, Veltroni e altri sciorinano da anni: la critica all’URSS è blanda; la Rivoluzione d’Ottobre – un’orgia di sangue, in cui Lenin e i bolscevichi fucilarono anzitutto i socialisti democratici, i menscevichi – rimane un evento mitico, il big bang della storia mondiale; il marx-leninismo conserva una sua validità, e infatti la socialdemocrazia è in errore tanto quanto il comunismo sovietico; il comunismo è la soluzione ai problemi dell’umanità. Appena otto anni dopo, nel 1989, crollerà il muro di Berlino nel tripudio dei tedeschi e del mondo libero; nel 1991 seguirà l’implosione dell’URSS. Berlinguer non assisterà a quegli eventi che frantumano la generosa ma folle utopia comunista – eretta su una via lastricata da decine di milioni di morti sui quali Berlinguer non ha mai avuto alcunché da ridire. Morirà nel 1984 poco dopo aver arringato appassionatamente una piazza stracolma a Padova. Dopo quell’ultimo, eroico comizio inizia la leggenda. I funerali porteranno in piazza circa due milioni di militanti, e di semplici cittadini addolorati per la perdita. L’immagine commovente dell’anziano socialista, ex partigiano e Presidente Sandro Pertini che accompagna la bara come se dentro ci fosse suo figlio è stampata nella mia memoria. Financo il camerata Giorgio Almirante porterà i suoi rispetti alla salma dell’avversario, senza che gli venga torto un capello. Ricordiamo anche noi Berlinguer con il rispetto che merita. Ma non facciamone un santo; non dimentichiamo che fu lui a cacciare la sinistra italiana in un vicolo cieco da cui non è più uscita.Grigios Prodigy TXL Barbiglio Asta 12ft 1.75lb con 3 PunteBig Mouth Billy Bass Singing Fish NEW Vintage 2000 In Box Works Gemmy A17

«Ciò che è avvenuto in Polonia ci induce a considerare che effettivamente la capacità propulsiva di rinnovamento delle società che si sono create nell’Est europeo è venuta esaurendosi. Parlo di una spinta propulsiva che si è manifestata per lunghi periodi e che ha la sua data d'inizio nella Rivoluzione socialista dell’Ottobre. Oggi siamo giunti a un punto in cui quella fase si chiude. Noi pensiamo che gli insegnamenti fondamentali che ci ha trasmesso prima di tutto Marx e alcune delle lezioni di Lenin conservino una loro validità; e che d’altra parte vi sia tutto un patrimonio e tutta una parte di questo insegnamento che sono ormai caduti e debbono essere abbandonati e del resto sono stati da noi stessi abbandonati con gli sviluppi nuovi che abbiamo dato alla nostra elaborazione, centrata su un tema che non era centrale in Lenin. Il tema su cui noi ci concentriamo è quello dei modi e delle forme della costruzione socialista in società economicamente sviluppate e con tradizioni democratiche, quali sono le società dell’occidente europeo. Da questo punto di vista, noi consideriamo l’esperienza storica del movimento socialista nelle due fasi fondamentali: quella socialdemocratica e quella dei paesi dove il socialismo è stato avviato sotto la direzione di partiti comunisti. Entrambe vanno superate criticamente con nuove soluzioni, cioè con quella che noi chiamiamo la terza via, terza rispetto alle vie tradizionali della socialdemocrazia e ai modelli dell’Est europeo». Enrico Berlinguer, Tribuna Politica, Rai, 1981

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Una docente di italiano “serissima” e “assai stimata” di un Istituto tecnico di Palermo – ha circa 40 anni di onorato servizio alle spalle – è appena stata sospesa per 15 giorni con stipendio dimezzato. Quale la colpa grave che ha innescato la pronta reazione ministeriale? Non avrebbe vigilato sui ragazzi della sua classe. Quei discoli hanno accostato Salvini al Duce in una lezione incentrata sulle leggi razziali fasciste (il decreto sicurezza ricorderebbe la discriminazione antiebraica, di quelle leggi infami sarebbe addirittura una reincarnazione contemporanea). È giusto oppure eccessivo un provvedimento disciplinare così severo, piuttosto raro in Italia per casi analoghi, peraltro preso con la velocità di un lampo? Premesso che ritengo diseducativo nonché politicamente idiota che si incoraggi, o anche soltanto si tolleri, l’equiparazione di un leader democratico a un dittatore – a parte il danno di immagine alla parte lesa, viene annacquato il male assoluto rappresentato dal nazifascismo –, s’impongono due riflessioni.

(A) Sottolineiamolo: la professoressa non è stata punita per aver assimilato lei stessa la figura del nostro Ministro dell’interno a quella di Mussolini. No, la trasgressione è un’altra: non ha redarguito i suoi studenti o non ne ha controllato preventivamente il lavoro “purgandolo” da ogni riferimento offensivo – l’accostamento assurdo è avvenuto nel corso di una presentazione PowerPoint preparata dai ragazzi con tanto di immagini giustapposte dei due leader. Che la decisione avverso la docente, presa dall’ufficio periferico del MIUR su indicazioni venute dall’alto, rispetti la normativa vigente – e ci mancherebbe altro! – non significa nulla. È stato dato sufficiente tempo all’accusata di discolparsi? Come si è svolta l’ispezione? Si è riflettuto sulla costituzionalità di un provvedimento che ad alcuni colleghi della professoressa punita pare vessatorio e anticostituzionale? In breve: è stato seguito un procedimento garantista? Ecco i due articoli della nostra Costituzione che fanno al caso nostro.

Art. 21. “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto, e ogni altro mezzo di diffusione”.

Art. 33 “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.ST. CROIX TIC76MHF TIDE MASTER CONVENTIONAL RODSProLogic Cruzade Rig Stazione 36x28x21cmNS. 142837 MOLIX SKIRMJAN TROUT HUNTER MSKT802L

Intanto che riflettete, noto con rammarico che non è stata tutelata la privacy della docente. Un manipolo di “liberali destrorsi” ha gettato la notizia in pasto ai giornali e ai social, fregandosi ben bene le mani – che occasione ghiotta! Come una freccia che scocca dall’arco partirà la consueta gogna, con tanto di bullismo o squadrismo mediatico. Viva la libertà di espressione. Ma entriamo nel merito. A caldo, è difficile non pensare che questa sanzione sia davvero spropositata. E, soprattutto, pericolosa: crea un precedente di cui non abbiamo bisogno. Chi è in grado di tracciare una netta linea di demarcazione fra la critica legittima e la propaganda che, nelle scuole, andrebbe impedita? Quali analogie storiche sono lecite e quali no? In effetti, è difficile negarlo: l’indifferenza verso i migranti e rifugiati in fuga da guerre e miseria e torture e stupri ricorda l’indifferenza verso gli ebrei che scappavano dalle persecuzioni naziste. Anche allora in un certo senso furono chiusi i porti, anche allora si diceva “non possiamo accoglierli tutti”. Lo possiamo dire o verremo denunciati perché qualcuno coglie in queste parole una critica implicita al governo?

Immagino che, stabilito il precedente, fioccheranno le denunce e le richieste di sospensione quando docenti di destra o cattolici tradizionalisti diranno che Stalin, Pol Pot e i leader attuali della sinistra italiana son fatti della stessa pasta. Io, nella mia carriera scolastica, ne ho sentite di cotte e di crude: Craxi ducetto e ladro matricolato; Andreotti mafioso e amico di chi scioglie i bambini nell’acido; Berlinguer colluso con gli assassini perché sapeva delle foibe e dei processi sommari in URSS. E via calunniando. Nella mia esperienza, nessun professore, dico nessuno, è mai stato sospeso dal servizio per aver detto bestialità o fesserie del genere – anche perché così io qualifico ciò che, per altri, sono legittime opinioni.

B) Colpisce l’ipocrisia di quei liberali che, stracciandosi le vesti e sbraitando, hanno attaccato la decisione di escludere dal Salone del libro di Torino una casa editrice dichiaratamente e orgogliosamente fascista. Queste stesse persone ora invocano provvedimenti durissimi contro la docente siciliana, rea di aver vilipeso Salvini e la Lega. I leoni da tastiera, su Facebook, ne chiedono addirittura il licenziamento in tronco. Neppure quei conservatori di salda (e sincera) fede liberale che pure qualche libro l’hanno letto, e in alcuni casi anche scritto, spiccano per profondità del ragionamento o per spirito critico. I due casi, sì, sono diversi. Non per questo possiamo stiracchiare a piacimento il principio liberale. Nessuno ha censurato la casa editrice fascista, che è – giustamente – liberissima di pubblicare tutto ciò che vuole. Si è solo applicato un criterio di opportunità politica – peraltro in un Paese che, per chi lo avesse dimenticato, ha una legislazione antifascista. Al Salone, insomma, si è fatta una scelta, che non lede la libertà di nessuno. Se infatti il Salone fosse obbligato ad accogliere chiunque, solo perché paga, dove finirebbe la libertà di scelta del curatore? L’imposizione del criterio mercatista “tutti ammessi, basta pagare” segnerebbe la fine di ogni linea editoriale indipendente: anche l’editore fascista, a quel punto, dovrebbe esser costretto a pubblicare libri di sinistra. Idem per gli editori di sinistra: obbligati a pubblicare il Mein Kampf, magari con la foto di Hitler sorridente in copertina.

È in quella scuola di Palermo che è in gioco la libertà: qui è palpabile il rischio che il provvedimento punitivo soffochi la libertà di espressione. Che appaia come un atto politico autoritario. I dubbi, quindi, sono più che legittimi. La docenza, nella scuola di Stato, dev’esser sempre libera. Il concetto stesso di reato di opinione è intimidatorio e illiberale. Figuriamoci nel contesto educativo. Se la punizione del dissenso divenisse uno strumento legittimo di controllo del pensiero, migliaia di insegnanti ricorrerebbero all’autocensura, intimoriti da probabili ritorsioni.

Se fai presente queste contraddizioni, i liberali alle vongole ti rispondono in maniera demenziale con l’espressione che oggi va per la maggiore, ogni volta che tenti di fare un’analogia: “è diverso”. In questo caso avrebbero ragione se solo… fossero coerenti con una filosofia politica, il liberalismo, che ammette senz’altro l’esclusione di editori fascisti/nazisti/antisemiti/razzisti da una fiera o da una rassegna culturale (ribadisco: non si tratta di censura o di divieto di pubblicazione).Dino Bikes 165 x cfd 40,6 cm Finding Dory bicicletta 2DHMajor Craft CROSTAGE Series Filatura Rod CRJ s802 M TENYA 6698Chaqueta The North Face Boy Chakal insulated [arancia] NUEVA con ETIQUETAS Non dimentichiamo la lezione di Popper, filosofo liberale doc: non possiamo, e non dobbiamo, essere tolleranti con gli intolleranti. Quello che nella visione liberale non è ammissibile – per “la contradizion che nol consente” – sono gli abusi di potere da parte di chi governa. Alla fine andiamo sempre a parare lì: c’è chi vorrebbe imporre il bavaglio ai docenti non allineati mediante pressioni psicologiche se non minacce vere e proprie. Il paradosso è che taluni liberali conservatori auspicano il conformismo ideologico mentre denunciano l’asfissiante egemonia comunista di un tempo. Ecco perché la vedono in modo diametralmente opposto rispetto a me: libertà assoluta per l’editore fascista (e concomitante costrizione per gli organizzatori del Salone, il Comune di Torino e la Regione Piemonte) ma libertà vigilata per l’insegnante che diffonde pericolose idee sovversive contro un leader di destra. Il loro anticomunismo (in assenza di veri comunisti) assomiglia tanto all’antifascismo intransigente (in assenza di veri fascisti) contro cui si scagliano.

Attenzione, dunque. “È diverso” viene usato spesso per tirare in ballo un’eccezione nel momento in cui un principio di equità o libertà andrebbe applicato a tutti, indistintamente. Ciò dimostra che a quel principio, in fondo, codesti sedicenti liberali non credono. Gli va bene solo quando tira l’acqua al loro mulino, negli altri casi lo sospendono. Sono garantista con i politici di destra e ferocemente giustizialista con quelli di sinistra? Ebbene sì. È diverso, si capisce. Varivas P.E Ligne Avani Jigging X8 Power Braid 300m P.E 1 20lb 2359NEW Daiwa TATULA 200H 6.3 1 Right Handed Baitcast Fishing Reel TAT200HAccetto le fake news della Lega ma condanno quelle propalate dalle zecche o dai moscerini rossi? Ebbene sì. È diverso, si capisce. Difendo la libertà di chi urla ai quattro venti la propria fede fascista, gonfiandosi il petto e facendo un bel saluto romano, ma al tempo stesso gongolo se una professoressa di lungo corso viene punita in questo modo esemplare che ad alcuni appare arbitrario o eccessivo? Ebbene sì. È diverso, si capisce. I liberali a corrente alternata ricordano il prototipo del clericale sbeffeggiato dal mitico Salvemini: Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale, salvo a sopprimerla negli altri, non appena gli sia possibile, in nome del principio clericale. Sostituite “clericale” con “autoritario” e avrete la formula perfetta per questi signori che, bontà loro, salgono in cattedra per darci lezioni di libertà.

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Assistiamo da giorni al massacro mediatico della senatrice Monica Cirinnà. La sua colpa imperdonabile? Aver dissacrato valori spirituali eterni durante una manifestazione che celebrava l’otto marzo: ha esibito un cartello recante l’orripilante scritta “Dio Patria Famiglia. Che vita de merda”.

Derubrichiamo le reazioni isteriche alla solita tempesta in un bicchier d’acqua? No, sarebbe un errore. Ne ha commessi abbastanza la Cirinnà. Primo: l’intrepida esponente del PD ha rispolverato l’antifascismo identitario. Che bisogno c’era, in questa occasione? “Filologicamente” l’operazione sarebbe corretta: chi più beceramente antifemminista dei vecchi fascisti? Politicamente la sua sortita è stata un boomerang. L’ossessivo richiamo al fascismo, madre di tutti i mali, è tipica di una sinistra salottiera, scollegata dal mondo reale. In sintesi: tanto fumo ideologico e niente arrosto. Ci sarebbero mille modi più efficaci per promuovere la causa dell’emancipazione femminile, nell’Italia odierna. Quali fenomeni perversi vogliamo denunciare? C’è l’imbarazzo della scelta, compagni: il perdurare di femminicidi e di violenze fisiche nei confronti della propria moglie o compagna (spesso tollerate o giustificate in certi ambienti e aree depresse del Paese); talune sentenze folli contro rei confessi che hanno assassinato la moglie o la fidanzata (l’uomo ha agito in preda a un raptus? Beh, allora dimezziamogli la pena); affermazioni aberranti da parte di uomini della legge dai quali non ci si aspetterebbe una mentalità retrograda (lei era troppo brutta per esser violentata dunque l’imputato è innocente); la disparità nel trattamento economico fra donne e uomini, l’insufficienza di asili nido che rende molto difficile la condizione della madre lavoratrice. Eccolo, il modo intelligente per stanare il Ministro della famiglia: dobbiamo pretendere interventi sociali e sgravi fiscali a tutela della maternità e della prima infanzia. Allora sì che le donne potranno tornare a far figli, se lo vorranno. Oggi molte vorrebbero, ma non possono. Detto a latere: questo è l’approccio riformista per eccellenza per smontare la fuffa ideologica del Congresso della famiglia di Verona. Andiamo sul sodo: provvedimenti concreti, ispirati alla politica nenniana delle piccole cose. Ogni governo deve anzitutto governare, agire in concreto, cambiare le cose in meglio; non ci interessa che i suoi ministri testimonino la loro visione in estenuanti battaglie ideologiche e culturali che lasciano il tempo che trovano.Canna ultra light proactive 2.30m 17g pesca spinning trossoa lago torrente tpShimano OCEA JIGGER NATURAL JERK S641 6'4 offshore jigging fishing rod JAPANRIO InTouch 15ft Sink Tip Fly Line WF6FS6 NEW FREE SHIPPING.

Secondo errore, che aggrava il primo: se proprio sei fissato con il fascismo, impara a comunicare bene – secondo canoni aggiornati. Guai a te se ignori o sottovaluti la dinamica perversa dei social media, a partire da Facebook, il più “macina sassi” di tutti. Discussioni e polemiche, oggi, sono appiattite, perché si svolgono all’insegna di tre fattori: la velocità, la superficialità, e l’immediatezza (esiste solo il presente assoluto). Le riflessioni pacate non acchiappano “like” o “followers” e fanno perdere tempo prezioso. Quindi sono bandite dai comunicatori social e dagli “influencer” di partito che nella propaganda ci sguazzano. Questo ambiente è, per dirla schietta, il letame in cui fioriscono le manipolazioni più ardite. Ecco la trappola in cui l’incauta Cirinnà è caduta: la frase del suo cartello è stata sradicata dal contesto storico, come se quelle fossero tre parole indipendenti le une dalle altre, giustapposte così, a casaccio, tanto per dar fiato alla bocca. Per un bel po’ di internauti la Cirinnà avrebbe deriso e rinnegato al tempo stesso i tre pilastri – o totem, a seconda dei punti di vista – della nostra civiltà: la fede (“sostanza di cose sperate” e nobile ideale trascendente), il patriottismo (collante dello Stato italiano e della comunità di destino cui apparteniamo), la famiglia (luogo di affetti e cellula della società). Lo sfregio è grave: questo significa assestare un colpo sotto la cintola a tutti i connazionali credenti – il cattolicesimo non è forse il cuore pulsante della nostra tradizione culturale? Morale della favola: abbiamo a che fare con una tracotante femminista che è atea, anticlericale e anti-italiana. Un’occasione ghiotta: diamola in pasto ai leoni da tastiera. Basta postare una foto della Cirinnà su Twitter o Facebook con un commentino acido, e la gogna parte alla grande. Le folle virtuali si intrupperanno nel picchiare il sacco delle botte di turno. Vai a difenderti in un luogo virtuale dove non puoi argomentare più di tanto!

Terzo errore. Agendo così, in questa maniera sprovveduta, ti sei fatta appiccicare addosso una nomea che non porterà fortuna alla sinistra. Non l’avevi capito che stanno tornando in auge valori forti, appunto la religione, le tradizioni e il senso di appartenenza alla comunità nazionale? Non sarebbe più saggio farli propri, quei valori, interpretandoli in chiave progressiva? Esempio: fede cristiana ovvero caritas & solidarietà verso i deboli; amor di patria ovvero “One Nation” (motto del partito laburista britannico), cioè politiche di inclusione, diritti e doveri uguali per tutti; famiglia ovvero servizi sociali e leggi che sostengano concretamente le giovani coppie (più asili nido e rette basse, mutui agevolati ecc).

L’operazione manipolatoria della destra xenofoba sarebbe stata impossibile sulla vecchia carta stampata. Oppure non avrebbe scalfito nulla e nessuno. Ora fatemi ragionare come un tempo. In realtà, “Dio Patria Famiglia” è – secondo i linguisti e i grammatici (membri anch’essi della casta accademica?) – una locuzione, cioè un gruppo di parole funzionanti come un’unità autonoma. Assomiglia a una frase fatta, a un modo di dire. In termini politici: trattasi di un motto, o di uno slogan. Non c’è bisogno di consultare polverosi libri di storia o la Treccani. I nativi digitali possono andare su Wikiquote, dove “Dio patria famiglia” figura fra gli slogan fascisti al pari di “Libro e moschetto fascista perfetto”. Vespa, nel suo libro C’eravamo tanto amati, ne attribuisce la paternità al gerarca Giovanni Giuriati. Chi ha letto un po’ nella sua vita, sa anche che quella frase era, ed è tuttora, popolare nei circoli ultra tradizionalisti cattolici, quelli per intenderci che denigrano Papa Giovanni XXIII, il geniale e illuminato propiziatore del Concilio Vaticano II, dipingendolo a tinte fosche come un massone, un socialista, un traditore del cristianesimo.

Presi singolarmente, Dio, patria e famiglia, hanno una storia. La Cirinnà e i tradizionalisti cattolici parlano della stessa entità e degli stessi concetti? Direi proprio di no. Il dissenso interpretativo c’è sempre stato. L’Essere Onnipotente invocato dai vescovi che benedicevano le nostre truppe coloniali inviate in Etiopia dal Duce, consapevoli che ci sarebbero state stragi, non è lo stesso Dio di don Giovanni Minzoni, l’antifascista vigliaccamente bastonato a morte dagli squadristi nel 1923, e non è neppure la stessa divinità cui si rivolge il mite e illuminato Papa Francesco. E la patria dei fascisti alleati di Hitler è la stessa dei partigiani delle Brigate Garibaldi che si battevano per la libertà? E la famiglia fascista è la medesima della famiglia moderna nella quale le donne sono titolari di diritti al pari degli uomini? Nessuno, fra i critici della Cirinnà, ha rimarcato il vero scandalo: l’appropriazione sacrilega di Dio da parte di personaggi che volevano seminare morte e distruzione e sono stati coerenti con i loro bellicosi propositi. Nell’infame guerra d’Abissinia (1935-36) le nostre truppe uccisero decine di migliaia di etiopi (si stimano oltre 200.000 vittime, fra militari e civili). Mussolini autorizzò sia l’uso dei gas asfissianti proibiti dalla Convenzioni di Ginevra sia le repressioni feroci nelle quali furono massacrati anche innocui monaci copti, cioè cristiani.Canna Biocraft EV A ShimanoEVERverde Rod SPINN Poseidon High Pitch JERKER phpj 410 8025BELLE Kevlar Grafite 10' 9 78 LUCE Trossoa Salmone Mosca con estensione di testa.

“Dio Patria Famiglia” non evoca proprio per niente la patria liberaldemocratica di oggi, bensì lo Stato assoluto, dittatoriale, nel quale non c’erano cittadini aventi diritti ma solo sudditi, il cui dovere era “credere, obbedire, combattere”. Immolarsi per la patria fascista era un onore. In quel contesto, la donna, “fattrice di figli e angela del focolare”, era in stato di perenne soggezione al marito, il pater familias; prima di sposarsi lo era stata al padre padrone. Il retroterra ideologico di quello slogan, quindi, è chiarissimo: l’autoritarismo che la Repubblica nata dalla Resistenza ha cancellato dalla storia d’Italia. Per chi avesse dubbi: intendo la nostra amata Repubblica democratica fondata sul lavoro che, alla prima occasione, ovvero nel 1945, concesse il suffragio universale – finalmente anche le donne potevano votare.

Può darsi che una vita all’insegna dell’obbedienza cieca a chi porta i pantaloni, non fosse affatto “de merda”. Le donne della destra illiberale, però, dovrebbero metterla in pratica anziché sbeffeggiare le femministe. Noto invece una dissociazione schizofrenica fra valori dichiarati e vita vissuta. Mi rivolgo ora a chi usa la religione a fini politici: vari esponenti della destra postfascista italiana – mentre inneggiano a “Dio Patria Famiglia” – concepiscono figli al di fuori del matrimonio, convivono senza sposarsi, si divorziano senza batter ciglio e si risposano allegramente. Vivono cioè liberamente (e meno male!), come tutte le altre donne italiane. In seguito all’irrompere della modernità in quella che era una società agricola con tratti semi feudali e grazie alle conquiste della sinistra, possono avvalersi di diritti che nel Ventennio manco si sognavano. Nel 1974 il MSI e la DC (referendum abrogativo) si schierarono contro la legge sul divorzio, cioè contro la libertà di scelta per chi non la pensava come loro. Mentre le sinistre e i laici non obbligano nessuno a divorziare. Abbiano la decenza, i nostalgici del Duce, di non avvalersi di quella legge di civiltà, se (com’è legittimo che sia) la ritengono una legge barbara di cui non condividono né lettera né spirito.Daiwa T3 AIR 6.8RTW spinning reel New Worldwide shipping from JapanADIDAS Prossoator 2004 Pulse UK6 UE 39 13 ORIGINALE VINTAGE firmgroundGoture® 3133pcslot Lure Kit Minnow Popper Crankbait Spinner Bait Frog Lure.

Libere tutte le donne e tutti gli uomini di autentica fede di vivere in una famiglia tradizionale e di propagandarne la bellezza, ci mancherebbe altro. Dirò di più: ammiro la loro coerenza e il loro coraggio nell’esporsi in pubblico. Non sono tempi facili neppure per loro. Li rispetto, a una condizione però: che non tentino di imporre il modello ideologico tradizionalista a me. Io, da liberale, non impongo nulla nessuno. Sempre a proposito del Dio fascista e della patria in camicia nera: alcune femministe hanno imbrattato la statua di Indro Montanelli, reo di essersi unito in matrimonio con una bambina di dodici anni, quando era un sottotenente 26enne in Africa al comando di un battaglione di militari eritrei, i famosi ascari. Acquistata dal padre come fosse una pecora, se ne servì per sfogare i suoi istinti finché ne ebbe bisogno, immagino che a fine servizio l’abbia riconsegnata al legittimo titolare della patria potestà. Non mi risulta che Montanelli si sia mai pentito di questo suo comportamento – che conflitto ci sarà mai stato con la morale imperante al tempo di “Dio Patria Famiglia”? Il mitico giornalista parlò pubblicamente della compravendita della sua ex sex slave ben 33 anni dopo, nel 1969, durante il programma televisivo di Gianni Bisiach, L’ora della verità. Incalzato duramente dalla giornalista Elvira Banotti, lui si giustificò dicendo “nessuna violenza perché le ragazze in Abissinia si sposano a 12 anni”.

Che bella lezione per tutti coloro che oggi attaccano con ferocia i musulmani che fanno la stessa cosa – sempre in ossequio agli usi e costumi locali. Chissà quante migliaia di soldati bianchi, di pura razza italica, cristiani (magari anche praticanti), si procurarono una sposa bambina negli anni Trenta del Novecento. Erano i nostri nonni. Ma, si sa, sono passati troppi anni, inutile rivangare. In ogni caso, vige il principio che la tradizione – anche quella altrui – è sacra quando rispetta le necessità fisiologiche dei nostri soldati. Chissà soprattutto cosa direbbe la mogliettina eritrea di Montanelli, se fosse viva e assistesse a questo dibattito surreale. Potremmo darle torto se, associandosi alla Cirinnà, ci urlasse in faccia – “Dio Patria Famiglia. Che vita de merda”?

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Ogni volta che un neofita della politica pontifica – con sussiego – “evviva, viviamo in un’era post-ideologica!”,  sbuffo alzando gli occhi al cielo. La modernità e la rivoluzione digitale hanno forse “rottamato”, come rulli compressori, le ideologie che sono state il nostro pane quotidiano? Chissà, può essere che gli “ismi” dell’Otto-Novecento siano finiti nella pattumiera della storia. Meno male però che il Settecento illuminista è troppo lontano e sfocato, per questi profeti del nuovismo. Proprio l’affermarsi di facebook a livello planetario ha riproposto un tema vecchio come il mondo: quello del monopolio del potere (finanziario, politico, dell’informazione).  Altro che eutanasia delle culture politiche: qui bisogna tenersi sul comodino Lo spirito delle leggi di Montesquieu, e rileggerselo come un vangelo ogni sera. L’uomo, nel corso dei secoli, non ha mutato natura, e quindi mi sento più tranquillo se la nostra società continua a basarsi su un’idea ammuffita, settecentesca: la separazione e l’equilibrio dei poteri.  Lee's 15° Stainless Steel Heavy Duty Bar Pin Rod Holder 2.25 O.D. RH534HSXSMAGLIA INTER FINAL CHAMPIONS MADRID 2010 MILITO ETO'O SNEIJDER MATERAZZI BAYERNKettlebell Olimpionica in Acciaio 24 Kg. DIAMOND Peso in Ghiria Russa Fitness.

In verità, le tre grandi correnti politiche della modernità – socialismo, liberalismo, democrazia – sono tutt’altro che scomparse, assomigliano semmai a fiumi carsici. Basta ascoltare bene i teorici della melassa post-ideologica – nonché esperti di funambolismo – per capirlo. Chiunque consulti i manuali di storia e di filosofia riuscirà a collocare questi furbastri di qua o di là della linea di demarcazione fra progressisti e reazionari/conservatori. Costoro escogitano programmi confusi, ma ci ficcano dentro idee ben chiare, che quasi mai però sono farina del loro sacco: le rubano, in spregio ai diritti di proprietà intellettuale; saccheggiano a destra e a manca come pirati della peggior risma. Un esempio eloquente è il salario di cittadinanza: da quanti anni se ne discute nei circoli intellettuali della sinistra? Se poi i pezzi del puzzle non si incastrano… chi se ne frega! Postmodernità significa che non ho più l’obbligo della coerenza.  La rivoluzione digitale mi ha fatto un ben regalo: viviamo nell’istantaneità, quello che dicevo ieri, oggi posso dimenticarlo, è acqua passata. Il nemico di ieri, è l’amico di oggi. Tuti i ruoli sono interscambiabili.Canna da carpfishing hells carp fascia alta lanci lunghi potenti carpe storioni.Shimano 2018 model STELLA 1000SSSPG fishing spinning reel MADE IN JAPANMulinello Shimano Acqua Salata JIGGING Ocea Jigger.

Detto ciò, non posso negare che regnasse il caos anche prima che apparissero i profeti del nuovismo post-ideologico. Temo però che l’ottimismo di Mao sia fuori luogo: “grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è favorevole.”  La sinistra, che oggi ha poche idee, e alquanto fumose, batte in ritirata su tutti i fronti. L’abitudine a invadere il campo altrui, non ci ha portato fortuna. La politica del rigore, detta anche dell’austerity, storicamente appartiene alla destra liberale, ora l’abbraccia anche la social-democrazia, preoccupata di far quadrare i conti. Del resto non è che le cose fossero sempre così chiare neppure nel buon vecchio Novecento: Mussolini, un genio – malefico ma pur sempre un genio –, avviò il primo innesto sperimentale in grande stile che unì la peggior destra (nazionalismo bellicoso, febbre coloniale) alla peggior sinistra (giacobinismo, culto della violenza). Alla fin fine, però il regime era inequivocabilmente reazionario, nonostante la verniciatura di socialismo populista – gli elementi di stato sociale tanto decantati dalla destra odierna. Negli stessi anni Rosselli, autore del classico Socialismo liberale, imboccava un’altra strada, quella che conduceva a una sintesi fra la destra liberale e la sinistra riformista. Le sue idee, infinitamente più eque e sensate, mirano a conciliare le istanze della borghesia (libertà politica e di impresa) con quelle del proletariato (giustizia sociale).

Questa premessa è forse fin troppo intellettuale per inquadrare il discorso che segue, ma che farci, sono un figliolo orgoglioso dell’intramontabile Novecento ideologico. Vengo al punto. Il governo Lega-Movimento 5 stelle è di destra o di sinistra? La più parte dei commentatori della sinistra radical-chic sfodera un’accusa trita e ritrita: il nostro avversario, ovviamente, non puo’ che essere di destra! Non c’è parola più infamante, nel lessico politico italiano. “Destra”, che schifo, che orrore!

E allora vi sorprenderò dicendovi che no, il governo – assolutamente legittimo – che si profila in Italia non è di destra. E’ piuttosto il governo più a sinistra della storia repubblicana. Intendiamoci, però. E’ la sinistra peggiore: quella vetero-marxista, ovvero arrogante, populista e saccente; quella che promette il paradiso in terra e una bella trasfusione dai capitalisti sanguisughe ai proletari anemici; quella degli idealisti acchiappanuvole, per dirla con Turati; quella che antepone i diritti ai doveri, perché i sacrifici no, guai solo a nominarli. Noi lo sappiamo, cari saputelli abbonati a Topolino, che in Italia non c’è mai stata una destra liberale e libertaria di massa. La destra egemone ha un imprinting sociale, e può essere altrettanto estremista della sinistra antagonista. L’una e l’altra hanno la stessa vocazione autoritaria. Sarà un luogo comune, ma qui casca a fagiolo: gli estremi si toccano. Tant’è che dai tempi di Benito un certo cambio di casacca – dalla cravatta rossa alla camicia nera (e viceversa) – non è mai stato traumatico. Prima d’esser fucilato dai partigiani, lo ammise candidamente Bombacci, ex marxista rivoluzionario, ex socialcomunista, nemico acerrimo del riformista Turati, e guarda caso fedelissimo di Benito durante la Repubblica Sociale: in fondo, noi “neri” siamo sempre stati “rossi”: volevamo la rivoluzione socialista in Italia. Per abbattere il capitalismo finanziario delle multinazionali, per difenderci dal complotto demo-pluto-giudaico- massonico.

Da che mondo è mondo, l’impianto concettuale dei populismi è organicamente di estrema sinistra, la destra illiberale si limita a un semplice taglia e incolla dal proprio alter ego: il denaro (quello altrui) è lo sterco del demonio; il potere (quello altrui) corrompe anche l’animo; i politici (gli altri, non noi) sono una casta di vampiri; la corruzione è dilagante nel mondo senza confini di oggi: torniamo alle nazioni, barrichiamoci in casa nostra, preserviamo la nostra purezza e identità (l’ebreo Trotskij voleva la rivoluzione mondiale, il cristiano Stalin il socialismo in un paese solo); c’è sempre un capro espiatorio o un complotto su cui riversare la rabbia popolare: ieri gli ebrei usurai, capitalisti e apolidi; oggi i banchieri, le multinazionali, le élite liberali cosmopolite, l’Unione Europea egemonizzata dalla Grande Germania.BOBINA 1000 METRI LINEAEFFE BRAID TOP DYNEEMA mm 0,50 Lbs 100 SPOOL 1000 METERSTrakker Nxg 12ft 3 Asta Imbottita Custodia Canna Nuova Versione da PescaDEPS NEW SILENT KILLER 250 galleggiava jointed esca 15 2157.

Agli antipodi la nostra visione quale sinistra riformista e liberale: noi crediamo nel fatto – scientificamente dimostrato – che la globalizzazione, pur con tutti i suoi squilibri, ha liberato oltre un miliardo di persone dalla povertà; noi elogiamo il multiculturalismo e il meticciato; se le merci possono circolare liberamente, anche agli esseri umani va garantita la medesima libertà di movimento; i confini, prima o poi, scompariranno. In sintesi: esiste solo una razza: quella umana.

E’ un grave errore politico stigmatizzare il nuovo governo scagliandogli contro consunti slogan o anatemi ideologici, come se fossimo tornati alla Guerra Fredda. Il programma Lega-5 Stelle è comunistoide, o, quantomeno, nulla ha a che fare con i programmi razionali di spesa della destra liberale. Ci costerà dai 100 ai 150 miliardi di euro (notizia dell’ANSA). Salario di cittadinanza, taglio di alcune tasse, pensionamenti più facili. Dov’è la copertura? Chi pagherà il conto?   

Immagino la risposta sotto forma di un’altra domanda polemica. E le proposte di destra, quelle non le vedi nel programma? No, francamente non le vedo. E l’intolleranza verso gli immigrati? Beh, se studiamo la storia dell’Unione Sovietica, esempi di tolleranza non se ne vedono neppure se si usa la lente di ingrandimento. Quando a Stalin o ad uno dei suoi illuminati successori conveniva spostare interi popoli o minoranze etniche da una parte all’altra del loro sterminato paese, l’ordine scoccava senza che nessuno battesse ciglio. E gli stalinisti di casa nostra applaudivano, perché tutto ciò che avveniva nella patria del socialismo reale era progressivo – a prescindere.  Anche la persecuzione nei confronti degli omosessuali, nell’URSS, evidentemente era illuminata, ed emancipatrice. Come volevasi dimostrare, insomma: il nuovo governo ha un imprinting vagamente comunista. E quindi le venature destrorse ci stanno a pennello.Daiwa MEBARING X 78LS Light casting spinning fishing rod New From Japan FSReebok Crossfit BOARD SHORT, uomini tg. 32, NUOVO MAVER MVR corrispondenza 13ft 3pc.

Che fare, allora? Riconosciamo tutti, finalmente, due cose: a) la destra liberale e la sinistra riformista, in Italia, sono minoritarie; (b) ancor oggi si fronteggiano due sinistre, e l’una è la negazione dell’altra. Rileggiamoci il saggio Il Vangelo socialista di Craxi (1978), scritto a quattro mani insieme a Luciano Pellicani, il più lucido e coerente intellettuale liberalsocialista in circolazione. All’estrema sinistra, che all’occorrenza può vestire i panni della destra sociale, e che oggi si camuffa da leghismo o da movimento post-ideologico, dobbiamo contrapporre un argine culturale. Noi rivendichiamo – con orgoglio – la nostra identità: siamo riformisti, e liberali. Nel corpo della nostra sinistra scorre il sangue della liberal-democrazia: noi promuoviamo il dubbio metodico, le soluzioni ragionevoli, il compromesso alla luce del sole. Noi diffidiamo delle formule magiche, non alimentiamo l’odio di classe né demonizziamo oscuri poteri forti, e neppure tiriamo fuori dal cilindro complotti fantasiosi per giustificare i nostri fallimenti o per rigettare con sprezzo le critiche alle proposte mirabolanti, da paese dei balocchi. In sintesi: rifiutiamo la demagogia populista. E infatti parteggiamo per il Montesquieu preoccupato degli abusi di potere, non per il Rousseau teorico della democrazia diretta e della monolitica volontà popolare che tutto travolge. Ammiriamo Bobbio e Rosselli, difensori della libertà, e non Marx, profeta di un’utopia bulimica inghiottita nei totalitarismi.

Ma un’iniezione di cultura filosofica non basta: dobbiamo elaborare un modello economico vincente, incentrato sulla dignità del lavoro, sullo sviluppo sostenibile, sullo studio metodico, sull’aggiornamento, sulla nascita di nuove professioni. I comunisti raramente si sono posti il problema di creare ricchezza: luccicano là, sull’orizzonte, montagne d’oro, basta metterci le mani sopra, e vivremo tutti felici e contenti. Also sprach Karl Marx. Noi invece vogliamo creare posti di lavoro, e tutelare i lavoratori con nuove, più flessibili reti di protezione. E allora diciamo no alle mance elettorali a pioggia, che sminuiscono la dignità dei disoccupati. Intendiamo preparare giovani studenti alle opportunità di un mondo in rapida trasformazione. Le imprese italiane avranno bisogno di oltre 150.000 tecnici nei prossimi anni. (E noi, anziché rilanciare l’educazione tecnico-scientifica, elogiamo la formazione classica e umanistica: nella mefistofelica Germania sono in grado di sfornare 100.00 tecnici in gamba all’anno). Vogliamo una società diversa da quella attuale, più inclusiva, con maggiori opportunità per tutti. Lo Stato deve investire massicciamente nella scuola, nella ricerca, nell’università. Solo così daremo un futuro ai nostri figli; solo così riguadagneremo alla nostra causa i milioni di italiani che si sono consegnati per disperazione ai due populismi gemelli siamesi. Giacché questa è la vocazione della sinistra liberale: garantire la protezione dai sussulti della globalizzazione senza promettere la luna nel pozzo. Se non saremo in grado di farlo, vincerà l’altra sinistra. E saranno guai per tutti.

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Una delle tendenze più preoccupanti del nostro tempo è lo svuotamento semantico. Non parlate a vanvera: le parole hanno un significato ben preciso, attestato dall’uso e riportato nei migliori dizionari – ci ripetevano fino alla sfinimento i nostri professori. Questo modo di intendere la comunicazione, dicono tuttavia i neogiacobini che pascolano su internet, è un lascito ammuffito del Novecento. Reazionari, vi state opponendo alla rivoluzione! Rottamiamo, insieme alle ideologie e ai partiti, anche le regole e le convenzioni linguistiche! Vadano a farsi benedire i membri della Casta Universitaria e delle Accademie, insieme con le loro grammatiche, e i loro vocabolari. Io me ne infischio dell’etimologia e di tutte le definizioni/categorie cervellotiche elencate in quei libroni. Quel che conta è l’efficacia dell’atto linguistico. Protesto, urlo, calunnio ergo sum. 

È innegabile che i social media, nell’attuale clima che esalta la spontaneità e la sregolatezza, abbiano dapprima tollerato poi incoraggiato gli sproloqui, le parolacce, gli insulti e le aggressioni verbali a ogni piè sospinto. Chicche, queste, che fanno il paio con sgrammaticature e “orrori” di ortografia. Cos’è la comunicazione al tempo di internet, se non un vortice cacofonico che conduce all’imbarbarimento linguistico e alla povertà lessicale? La sciatteria semantica rischia di contagiare, ahimè, anche il giornalismo di qualità. 

Questa è la democrazia radicale dell’internauta, bellezza! Sì, oggi ognuno può sfogarsi liberamente. Il problema è che stiamo precipitando nell’assurdo, nel grottesco, nel non senso. Si denuncia – a ragion veduta – il danno causato dall’ignoranza di discipline, contenuti, fatti, concetti, teorie e metodologie. Ma, a rifletter bene, la radice del caos è nell’approccio offensivo e canzonatorio verso il linguaggio stesso. L’imprecisione nel parlare e nello scrivere è conclamata e dilagante. Per un po’ dovremmo invertire il “rem tene, verba sequentur” dell’oratoria classica: cari studenti, per prima cosa afferrate bene il senso delle parole, l’argomento o il tema si preciseranno in seguito. 

La peggior forma di ignoranza, la più subdola, è quella linguistica. È anche la più antidemocratica, quando viene esibita con arroganza: “io mio arrogo il diritto di manipolare o inventare il senso delle parole. Uno vale uno, giusto?”. No, sbagliato, caro internauta: la lingua è ciò che di più intimo e primordiale condividi con ogni tuo connazionale, anche se è il tuo peggior nemico. Se neghi questo, ti sottrai a ogni confronto, rifiuti un fondamento comune, sgretoli il senso di comunità. Il problema, badate bene, è politico da cima a fondo. Da che mondo è mondo, la lotta politica si conduce a suon di parole, lette o udite. Se avvaloriamo la teoria che ogni termine può voler dire tutto e il contrario di tutto, finiremo per vivere in un mondo caotico, senza più una bussola che ci orienti nella navigazione, altro che società liquida in cui galleggiare sospinti dalla corrente: si prefigura la società delle piogge torrenziali, delle alluvioni. Rischiamo il naufragio, l’annegamento. 

L’iperbole, inflazionata in politica, è una figura retorica, non è un uso distorto e ingannevole delle parole. Se dico che Craxi è un pericolo per la democrazia, offro al mio interlocutore la possibilità di controbattere proprio perché la sparo grossa. Non pensi di aver esagerato un po’, caro compagno Berlinguer? Se aggiungo il carico da novanta e dico che Craxi è fascista, un leader di destra, è evidente che gli sto scagliando contro un insulto. Questo lo capiscono tutti: in barba ai polveroni che tento di sollevare, sto aggredendo/insultando un avversario politico. C’è modo di difendersi, quindi. Argomenta meglio la tua accusa ardita! Cosa intendi per fascista? Se invece – con diabolica sistematicità – erodo il senso acquisito, stabile, di vocaboli essenziali del lessico politico, ecco che crollano le difese della ragione e della cultura. Rendendo tutto instabile, incerto, incomprensibile, finisco per avvelenare i pozzi. A quel punto, non è più possibile un confronto, bensì solo lo scontro. PENN SPINFISHER V SSV alle Dimensionen 350010500 & LL & LC Vollmetall SalzwasserCHAMPION HOODED SWEATSHIRT FELPA UOMO 213183 BV501Daiwa LURENIST 76L Light 7'6 fishing spinning rod 2018 model.

Oggi abbiamo superato il livello di guardia. E dispiace che fior fiore di intellettuali, color che sanno, tacciano o si adeguino al vizio della manipolazione semantica. Gustavo Zagrebelsky, figura stimata e rispettabile, dà il suo contributo in una intervista rilasciata a Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano, 1 maggio 2018). “Eversivo l’Aventino di Renzi. Nel proporzionale ci si allea.”  La metafora dell’Aventino è consunta – ahimè, che ossessione il fascismo! – ma serve a vivacizzare la narrazione (un episodio storico, l’astensione dai lavori parlamentari da parte di vari deputati antifascisti a seguito dell’omicidio Matteotti, simboleggia la protesta velleitaria, la rinuncia al confronto). Del tutto fuori luogo, invece, è definire “eversivo” il gran rifiuto di Renzi. Un aggettivo così “carico”, che suscita ansie o timori, andrebbe maneggiato con cautela. Citiamo bene: L’Aventinismo di Renzi, dice Zagrebelsky, “dal punto di vista del sistema proporzionale, è una testardaggine vagamente eversiva. Perché sottrae la terza forza politica al gioco democratico.” 

È grave che un costituzionalista si esprima così, con questa leggerezza. Quell’avverbio, “vagamente”, appiccicato lì come un pannicello caldo, non mitiga l’abuso semantico. La pietra scagliata con eleganza non fa meno male quando ti colpisce in fronte. Si può – anzi: si deve – criticare Renzi, il politico, la figura pubblica. È legittimo dissentire da lui, e sarebbe anche comprensibile chiedergli di tacere, se non altro per pudicizia: gli elettori l’hanno bastonato, e lui, allergico all’autocritica, appare in TV tutto ringalluzzito. Ma ancora più brutto è lo spettacolo dell’uomo di cultura che si ribella con stizza al senso comune linguistico. Se togliessimo quell’aggettivo infilato a forza, il ragionamento di Zagrebelsky non farebbe un grinza: con l’attuale legge elettorale ritorna la centralità del Parlamento. Dopo le elezioni, si formano i governi che hanno i numeri, ovvero abbastanza deputati disposti a votar loro la fiducia. Il che vuol dire una cosa ovvia: quando si vota col proporzionale è difficile stabilire con nettezza chi sia il vincitore. L’esempio ricordato è calzante: negli anni Settanta il MSI guadagnava consensi, eppure rimaneva relegato all’opposizione, mentre i piccoli partiti, continuavano a governare, a braccetto con la DC, anche se perdevano voti. Si potrebbe aggiungere che il PSI di Craxi fece cose egregie con un misero 14 per cento. 

Avrei due osservazioni, però: 1) non mi pare che durante la Prima Repubblica fosse giudicato “eversivo” tenere fuori dal gioco democratico il MSI e il PCI (o forse lo era e non ce ne siamo accorti?); 2) gli italiani oggi si aspettano un sistema fondato sull’alternanza, tipico dei sistemi compiutamente bipolari, a prescindere dalla legge elettorale vigente. Questa aspettativa, che pare assurda a chi si fa trascinare dalla tramontana delle passioni, prese corpo nell’ormai lontano 1994, anno in cui scese in campo con squilli di tromba Sua Emittenza e nacque con taglio cesareo la Seconda Repubblica. A quasi un lustro di distanza, i nostri concittadini non hanno cambiato idea. Tant’è che vivrebbero come un affronto un governo di coalizione che includa il PD, per il semplicissimo fatto che questo partito è stato sconfitto clamorosamente il 4 marzo. Sarà poco in linea con la logica di Zagrebelsky, questo sentimento, nondimeno è piuttosto diffuso. Possiamo ignorarlo, nella nostra spumeggiante democrazia? Se uno vale uno, bisognerà pur ascoltarli gli elettori. Ma non m’interessa disquisire su chi abbia ragione nel merito: ognuno ha diritto alle sue opinioni. Frogg Toggs NT820154XX Toad Rage Realtree Camo 2XL Rain PantsShimano 2014 Calcutta Conquest 200 Baitcasting Reel Right Handle VeryGoodBivvy Tavolo XL con Borsa 35.5 x 60cm Gigante Bivvy Tavolo Carp Bivvytable NGT.

Voglio invece polemizzare sull’uso volutamente erroneo e manipolatorio di un vocabolo tutt’altro che innocuo. Il partito di minoranza, il PD, rifiutandosi (ovvero sottraendosi al presunto obbligo) di governare con i 5 stelle, manifesterebbe un comportamento eversivo? Allora, a rigor di logica, è altrettanto eversiva la posizione intransigente dei 5 stelle. Un’alleanza parlamentare con Silvio Berlusconi? Giammai! Questa fatwa esclude da ogni ipotesi di accordo o negoziato Forza Italia, una forza politica votata da circa 5 milioni di italiani. L’esclusione avviene in nome di un principio sacrosanto:  Berlusconi è il Male Assoluto. Gli eversori e i sovversivi, evidentemente, sono sempre gli altri…

Le suggerisco, gentile Professore, alcuni aggettivi più appropriati per qualificare, e condannare, l’indubbia testardaggine di Renzi: incomprensibile, autolesionista, controproducente, assurda, infantile, sterile. Ma eversiva no, questo non glielo consento. Mi vengono in mente azioni ostili al sistema democratico, azioni distruttive, illegali: che so io, gli anarchici che lanciano le molotov incendiarie, le brigate rosse che gambizzano, i Toni Negri che predicano contro lo Stato democratico. Mi par di sentirlo, l’internauta abbonato al Fatto Quotidiano, “ma chi ha il potere di decidere, chi è eversivo?”. Meno male che ci sono i dizionari.

Dal dizionario Treccani.
eversivo agg. [der. del lat. eversus, part. pass. di evertĕre (v. eversione)]. – 1. Che mira ad abolire, a sopprimere: le leggi e. dell’asse ecclesiastico (v. eversione, n. 2). 2. Che tende a rovesciare, a sconvolgere l’assetto sociale e statale, anche mediante atti rivoluzionarî o terroristici: azione, attività e.; disegno e.; anche riferito a chi opera per l’eversione: elementi, gruppi eversivi. 

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